In tutte le società economicamente sviluppate stanno diventando sempre più comuni le malattie dello stomaco, le gastriti in particolare.
Ne soffrono in modo più accentuato le categorie più fragili come gli anziani, i bambini e le persone con handicap neurologici o ipocinetici.
La più diffusa è la gastrite con iperacidità, una patologia caratterizzata da un’elevata acidità del succo gastrico.
Di che cosa si tratta?
Il sistema gastrointestinale può essere immaginato come un lungo condotto con diverse stazioni e con pareti che contengono del tessuto muscolare in grado di contrarsi a onde progressive (onde peristaltiche) per modificare e far progredire gli alimenti al suo interno durante il processo di digestione. Nella prima parte del suo tragitto il cibo, dopo essere stato masticato nella bocca, arriva nello stomaco che si occupa, oltre che della demolizione e dello sminuzzamento dei residui, anche della trasformazione chimica delle sostanze contenute negli alimenti. Questi processi sono assicurati dalla mucosa dello stomaco in cui risiedono le ghiandole che secernono il succo gastrico, una sostanza composta di enzimi, muco e acido cloridrico. L’acido cloridrico in eccesso però può scatenare l’infiammazione della mucosa e creare la gastrite.
Come si presenta?
Bruciori appena sotto lo sterno, che talvolta risalgono fino alla gola; sensazioni di avere un macigno sullo stomaco; dolori acuti alla parte alta dell’addome; gonfiori continui, aerofagia, sono solo alcuni dei sintomi dell’iperacidità.
Quando si ha la risalita del succo gastrico all’esofago, si parla invece di reflusso gastroesofageo. In questo caso il bruciore è più acuto e il contenuto acido risale anche se si assume semplicemente una posizione sdraiata mentre la digestione è ancora in corso. Sorgono poi anche altri sintomi, come la raucedine, ecc.
Si stima che circa il 70% degli adulti accusi i fastidi dell’iperacidità, e che il 50% dei soggetti sopra i quarantacinque anni, per averli trascurati, porti delle conseguenze a lungo termine. Sono patologie particolarmente presenti nella maggior parte delle affezioni neurologiche e in tutte le persone con riduzione della motilità attiva, in questi casi spesso si sommano al ristagno prolungato del cibo o alla difficoltà a evacuare.
La medicina ha attribuito la causa prima della gastrite a un microorganismo (Helicobacter Pylori) e ricorre agli antibiotici per la terapia antinfettiva. Ora però è in corso un ripensamento sul ruolo di questo batterio normalmente presente nello stomaco e l’attenzione si sta spostando su altre cause tra cui spiccano quelle relative agli alimenti e alla modalità di masticazione e preparazione. Le cause del reflusso sono invece attribuite all’obesità, al diabete mellito, alla gravidanza, all’ernia iatale.
In entrambi i casi, il modo in cui si mangia e la digeribilità di un alimento assumono un’importanza particolare.
Le abitudini da evitare
- Il mangiare in fretta alimenti troppo caldi e troppo freddi non consente agli enzimi di elaborare il cibo ingerito. Così il cibo richiede più tempo per essere degradato dall’acido cloridrico che dovrà essere secreto in maggiore quantità, mentre la permanenza dell’impasto acido nel lume gastrico danneggerà il processo di assorbimento da parte della mucosa intestinale.
- Un’alimentazione scorretta. I cibi ricchi di grassi, alcool, caffè, cioccolato, menta e alcune spezie possono ridurre il tono dello sfintere esofageo. I cibi ricchi di acidi grassi, o di fibre alimentari solubili come una serie di legumi (vedi tabella interattiva a fondo pagina) rallentano lo svuotamento gastrico, mentre le bevande gassate aumentano impropriamente la distensione dello stomaco.
Le soluzioni di emergenza non consigliate
Il classico bicchiere di acqua e bicarbonato di sodio è di solito utilizzato come rimedio di urgenza a una condizione d’iperacidità. Questa diffusa abitudine, che spesso si abbina all’uso improprio di farmaci antiinfiammatori che si ottiene non seguendo le modalità di assunzione, è responsabile di forme ulcerative patologiche.
Queste soluzioni a base di sostanze alcaline, innalzando violentemente il valore del pH dello stomaco (indice di basicità/acidità), stimolano le contrazioni (peristalsi) con conseguente illusorio sollievo del bruciore e dell’acidità.
La nuova condizione dell’ambiente gastrico però non è fisiologica, perché alcalina. In questo modo le cellule deputate alla produzione di acido cloridrico sono stimolate intensamente ricreando e peggiorando la situazione di partenza.
Un aiuto naturale per le emergenze
Una soluzione di emergenza più appropriata consiste nell’utilizzare in piccola quantità un alimento molto acido senza zuccheri. Due o tre cucchiaini da tavola di succo di limone assunte con una cannuccia, facendo attenzione a non danneggiare lo smalto dei denti, sono sufficienti per aumentare l’acidità dello stomaco quel tanto che basti a provocare una contrazione.
La differenza rispetto al bicarbonato di sodio consisterà nel fatto che l’ambiente dello stomaco rimarrà moderatamente acido e le cellule secernenti non saranno attivate in modo improprio .

…e cosa dire di un sano digiuno!
per la mia esperienza, a volte bisognerebbe solo avere la pazienza di saltare un posto per dare al nostro apparato digerente il tempo di “riposare” e rigenerarsi.
Sono imposti da tante religioni, e senza esagerare, visti i nostri stomaci, nel mio caso ad esempio , pur con gastrite ricorrente, evitare di sollecitare lo stomaco per qualche ora lo aiuta !