21/07/2026

La ricchezza nascosta nell’acqua di una metropoli

La ricchezza nascosta nell’acqua di una metropoli  – di Giuseppe Santagostino (*)

Non c’è niente di peggio che pagare poco una risorsa per usarla male: l’acqua di Milano buona, abbondante e facile da estrarre con un livello di falda non superiore ai 10 mt che consente oneri assolutamente contenuti per l’estrazione e la messa in rete, è la Cenerentola delle pubbliche utilità.

A Milano (compresa la Città Metropolitana) il costo, comprensivo di oneri di depurazione, ammonta a non più di 1€/mc contro una media nazionale di 1,7€/mc e di una europea largamente superiore: a Berlino l’acqua costa 5,6€/mc: nonostante la remunerazione contenuta, le nostre reti presentano perdite largamente inferiori a quelle nazionali, indice di corretto monitoraggio e manutenzione e, visto che i bilanci sono in ordine, pure di corretta amministrazione.

Tutto bene allora? Se a prima vista la risposta è positiva, con uno sguardo più attento ci accorgiamo che in realtà di quell’acqua così abbondante, che possediamo e che abbiamo imparato ad usare da molti secoli, noi utilizziamo solo una piccola parte delle sue potenzialità, avendone perdute molte per strada mentre di altre non ce ne siamo nemmeno accorti; ed infine abbiamo accumulato, grazie ad una serie concomitante di decisioni improprie, anche molti problemi che prima non c’erano e che rendono la risorsa ‘acqua’ un elemento di disturbo.

Andiamo per ordine.

L’agricoltura lombarda è fondata su tre risorse fondamentali: il riso, il granturco ed il foraggio che sostiene gli allevamenti. L’acqua è sempre risultata fondamentale per le tre coltivazioni, perché il riso cresceva in campi allagati e reintegrati per molti mesi all’anno, il granturco veniva periodicamente allagato prelevando l’acqua dalle rogge, ed il foraggio aveva molti raccolti annuali grazie al sistema delle marcite: queste necessità d’acqua spiegano il grandioso sviluppo del sistema di canali lombardo basato sui Navigli. 

naviglio-museo

Con il progredire delle tecniche produttive il riso viene bagnato per poche settimane e cresce ormai a secco, il granturco sta trasformandosi in coltivazione a microirrigazione (com’era giusto che fosse) e non più ad allagamento, e le marcite sono scomparse: le tre concomitanze hanno portato a ridurre l’importanza della continua circolazione dell’acqua nel sistema dei canali ed un loro progressivo ridimensionamento. Sugli stessi canali insistevano le altre due risorse produttive lombarde: un sistema dei trasporti pesanti estremamente economico (oltre che ecologico) ed un sistema energetico che, attraverso i mulini ad acqua dei quali la Lombardia è sempre stata il territorio con la maggiore densità europea, permetteva di effettuare operazioni meccaniche continuative a costi ridotti. Le politiche urbanistiche che hanno portato alla progressiva tombinatura di molti corsi di fiumi (Seveso, Lambro, Olona) e di molte rogge e canali, facendo confluire nel sistema fognario indifferenziato del milanese tutti i reflui, hanno incrementato il rischio di esondazione determinato dal non possedere più uno sfogo di scorrimento superficiale per le acque: l’abbandono cittadino del sistema dei Navigli ha chiuso questo cerchio. Da questo fatto, e dalla imprevidente politica di urbanizzazione che non ha previsto una doppia rete fognaria per le acque nere e per quelle bianche, arriviamo alla situazione odierna che impone, come rimedio assai discutibile, di realizzare le vasche di laminazione delle quali quella di Senago è la prima.

Milano,l'impianto fognario Bonomelli, in piazza Bonomelli
Milano,l’impianto fognario Bonomelli, in piazza Bonomelli

Su questo scenario già problematico (ed oneroso) si innesta un altro problema connesso alla deindustrializzazione del milanese ed alla conseguente risalita della falda, non più impiegata per usi industriali: se pensate alle metropolitane o ai parcheggi interrati, questi riversano nelle stesse fognature di cui sopra tonnellate di acqua pulita ogni giorno.

Ed ecco che il panorama virtuoso dell’acqua pompata in rete, una volta che si allarghi lo sguardo alla restante acqua, diventa una discreta messe di problemi difficili da mettere in riga senza sopportare costi via via crescenti per ridurne l’impatto. Ma se li prendiamo ad uno ad uno e proviamo a collegarli vediamo che tali problemi, generati dalle acque di rifiuto, portano nascoste vecchie e nuove opportunità: cominciamo a seguire il pompaggio della falda. Oggi noi usiamo molta energia per estrarre acqua ed inviarla in fogna dove andrà a far danni sia perché occupa tubi che non le competono sia perché altera i reflui da depurare che meno son concentrati meno rendono (e meno si depurano): quest’acqua pulita ha tre ricchezze nascoste, ossia è buona per irrigare se potesse venire conferita in qualche modo ad una rete di scorrimento superficiale o a una rete di acqua duale, ha un suo contenuto di energia meccanica residua che nello scorrimento superficiale potrebbe venire recuperata ed infine la ricchezza maggiore è quella termica, che nello sversamento fognario si perde mentre facendola passare in una pompa di calore rappresenterebbe il combustibile più economico e pulito con cui scaldare e raffrescare Milano.

Lo stesso dicasi delle acque piovane ingiustamente inviate a far danni ai depuratori assieme ai reflui neri; questi ultimi, costretti ad un matrimonio forzato con le acque pulite, perdono il loro fascino produttivo (fanghi per concimazione o meglio ancora produttori di biogas per cogenerazione o termovalorizzazione diretta): tre rifiuti distinti che messi insieme sono un costo e presi separatamente una ricchezza.geotermia%20a%20bassa%20entalpia

Infine se consideriamo una delle caselle indispensabili alla soluzione di questo puzzle, ovvero il ripristino della circolazione di superficie ed un parziale recupero del sistema urbano dei Navigli, ecco comparire all’improvviso una vasca di laminazione naturale non deturpante come le vasche di Senago e le sorelle che seguiranno: i primi soldi che ci costeranno saranno 80 mln di euro tutti buttati nel Seveso o in fogna senza alcun ritorno economico atteso.

Recuperare le ragioni dell’acqua lombarda è un atto economico ma al contempo anche un atto politico che indica la volontà di non sprecare nessuna risorsa, anche quando questa silenziosa amica non ha un prezzo che la elevi ai nostri occhi: se fossimo coloni israeliani di fronte allo stesso problema non saremmo qua a riflettere sul da farsi, perché l’avremmo già fatto da un bel po’!

 

(*) Esperto in sistemi idraulici e geotermici

 

Un commento su “La ricchezza nascosta nell’acqua di una metropoli”
  1. ….ma se a cominciare dai condomini ci sono condòmini che con la collaborazione di amministratori compiacenti, scaricano le acque nere nei pluviali!!!

    Credo sia proibito, e dimostrarlo vuol dire una dura e costosa battaglia , che non si risolverebbe certo non fargli smatellare un bagno!! Quando mai qualcuno paga per gli abusi fatti…..

    Siamo in Italia , un paese di miopi ed ipocriti… non possiamo aspettarci di meglio!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *