La Befana e la bambina – di Giancarlo Marchesini (*)
E’ un geroglifico, un disegno elementare appena accennato e come rattrappito.
E’ tratteggiato su un pezzo di carta strappato da un quaderno, fa pensare a un lamento, un sorriso stento, un grido spezzato.
Me l’ha infilato in tasca quasi di soppiatto, guardandomi da sotto in su dalla sua spanna di statura, Marianna, bimbetta di sei anni tutta pelle e ossa della Casa Famiglia Il Pollicino del Protettorato.
Inaspettato e quasi a tradimento, è il regalo che per la Befana mi ha fatto. L’ha ricavato in massima economia, appoggiando la sua piccola mano ossuta sulla carta bianca, e poi l’ha circumnavigata con un pennarello blu dito su dito. Ne è uscito fuori qualcosa che a me ha fatto pensare a quanto possono avere prodotto i nostri antenati sulle pareti delle caverne in cui si rifugiavano.
Ho osservato l’impronta della mano di Marianna riprodotta in blu sul foglio dapprima un po’ sorpreso, poi ho guardato i suoi occhi imploranti e puntuti come capocchie di spillo. E ho capito di avere ricevuto un regalo dell’arte primitiva, un capolavoro: quello che viene spontaneo da un cuore bambino. Mi ha detto: prendimi per mano e portami a casa.
Buona Befana a tutti i bambini, specialmente agli orfani come Marianna.
(*) Scrittore – area educazione Mondohonline -Roma
