Conclusioni al convegno ‘I mondi da Nutrire 2013’
di Francesco Silva
Credo di poter dire che questo incontro sia stato un esempio di innovazione e creatività, nel senso che abbiamo messo insieme cose diverse, espresse da ognuno in maniera molto libera e costruttiva. L’esercizio non è tanto quello di trovare un collegamento stretto fra tutti i contributi ma di cogliere le valenze di ciascuno. Pur essendo abbastanza esterno a questi temi, ne sono interessato, e cercherò di soffermarmi sugli aspetti che mi sembrano più salienti.
Rinolfi ha esposto un’evoluzione più avanzata della mappa delle diversità, concentrata soprattutto sul problema dei diversi sistemi di nutrizione in relazione allo stadio di sviluppo e al livello di biodiversità . Questa mappa è un riferimento molto importante; quello che posso suggerire , come è anche stato evidenziato da interventi successivi, é quello d’integrare questa dimensione con altre, come ad esempio l’alimentazione, le varie patologie. Nello stesso tempo lo schema andrebbe semplificato, nel senso che vanno individuati meglio gli elementi cruciali, e questo è uno sforzo impegnativo .
Nell’intervento di Matilde Ferretto mi hanno colpito alcune cose: forse è sfuggito come in realtà il conflitto non è solo tra uomo e natura, ossia il problema ambientale, ma anche tra usi alimentari e industriali dei prodotti dell’agricoltura. Un esempio é rappresentato dall’uso dei cereali per fine alimentazione e per produrre i carburanti. Di fatto ci troviamo di fronte a tre aspetti: agricoltura per alimentazione diretta, agricoltura per alimentazione indiretta e agricoltura a scopi industriali. E li é in corso una grande guerra, quella che passa attraverso il mercato e i prezzi. Questo elemento del ‘land grab’, così come quello dell’urbanizzazione, sono due processi che possono sconvolgere il sistema dell’alimentazione che in loro assenza avrebbe altre soluzioni. Finché l’agricoltura è vista come settore che produce per l’alimentazione, ci si muove all’interno di un rapporto tradizionale produzione-consumo, ma quando entrano pesantemente altri fattori , ad esempio l’industria, (il sistema) può deragliare, introducendo, attraverso il sistema dei prezzi e la speculazione, gli squilibri che già vediamo. E credo che questo sia un elemento molto importante da prendere in considerazione. Quindi il mapping di Rinolfi è dinamico e può risultare sconvolto anche in considerazione del fatto che entrano in gioco fattori politici.
Entrando più direttamente nel merito della questione delle diversità di alimentazione, gli aspetti che mi hanno colpito sono due. Al centro, all’altezza dei Caraibi e allo stesso parallelo ci sono situazioni radicalmente diverse. É evidente che le istituzioni , cioè sostanzialmente la storia, le situazioni, la cultura, hanno una grande importanza. Si pensi ai casi di di Haiti e Santo Domingo: confinano, ma rappresentano di due mondi molto diversi. E anche questo è un suggerimento: quale é il ruolo delle istituzioni ?
Vi é però anche un ulteriore elemento: noi vediamo il problema dell’alimentazione giustamente soprattutto come un problema di denutrizione, con un’attenzione particolare ai bambini. Invece vi é anche il problema della ricchezza e degli eccessi di alimentazione. Al problema della scarsità si affianca quello dello scompenso, e questa mi sembra un’ulteriore chiave di lettura. Mentre il drammatico problema della scarsità si risolve in qualche modo, quello dello scompenso é assai più complesso, trattandosi di una “malattia sociale”, che tira in gioco ad esempio il comportamento individuale, la cultura, la consapevolezza, quindi a maggior ragione la conoscenza, la diffusione della conoscenza.
L’obesità: come si risolve il problema? Con proibizioni? Creando consapevolezza?. Ci sono tanti studi su questo punto e non ho molto da aggiungere. É però inquietante osservare come in moltissimi paesi scarsità ed eccesso coesistono sia nei paesi ricchi che in quelli poveri.
L’intervento di Morace pone un ulteriore elemento. Quanto i cambiamenti legati all’alimentazione sono effimeri o strutturali, ossia sono legati alla crisi o stanno diventando duraturi, quanto sono legati alla penetrazione di soggetti esterni, ad esempio i supermercati, o quanto hanno una forza interna ?
Vi é poi un problema, di grande spessore, sollevato da Longhi, quello della ricomposizione della società. Le istituzioni pubbliche tradizionali si stanno disgregando, e il rapporto tra politica e intellettualità e ricerca si é quasi rotto. Non é chiaro se ci sia e chi sia il “sarto della società”. Sempre più i centri del pensiero e dell’innovazione si sono trasferiti altrove, ad esempio nelle imprese, non più intese però come grandi nuclei organizzati, ma come reti di soggetti. Un caso emblematico è quello dell’open source dell’informatica, in cui i luoghi di innovazione informatica sono sempre meno ( i colossi come l’IBM) invece tutto si diffonde, tutti distribuiscono. Questo impone un passaggio dall’hard al soft, dalla centralizzazione alla decentralizzazione, che è una tendenza assolutamente rivoluzionaria. Longhi ci pone quindi un problema di governo e di prospettive della società, ma in modo particolare di quella italiana. Dove sta il pensiero e, ammesso che esista, chi lo raccoglie e lo trasforma in azione collettiva ?
Bocchi ha fatto un intervento importante, che rientra direttamente nel tema appena sollevato. Un esempio di top down, oltre alla rivoluzione verde, sono gli OGM. Gli OGM sono un nuovo tentativo di top-down del capitale di appropriarsi dell’economia, espresso in termini molto semplificati. Ebbene, la battaglia sugli OGM sembra essere un episodio importante non tanto e non solo per le conseguenze, ma anche concettualmente, perché va in maniera esattamente contraria alla nuova linea del decentramento . Questo esempio ci rafforza nell’idea dell’importanza a prestare attenzione allo specifico, al territorio, e all’innovazione.
Poi c’è l’ultimo discorso che è stato aperto, quello dei ritardi delle istituzioni. Le istituzioni arrivano sempre in ritardo, le politiche sono sempre naturalmente in ritardo perché rispondono a pulsioni antiche, le leggi arrivano a codificare delle situazioni. Oggi il problema delle istituzioni sembra essere non tanto quello di creare il cambiamento, ma di non frenarlo .
Vorrei concludere ringraziando Alberto che ha voluto non solo questo nostro incontro ma anche tutto il lavoro che sta alle sue spalle. É molto e buono. Abbiamo solo da sperare che esso possa da un lato raffinarsi e approfondirsi, ma che dall’altro non rimanga chiuso nei nostri recinti e trovi qualche ascolto.
Grazie a tutti per essere intervenuti, continuiamo naturalmente anche su puntate successive, e grazie anche dell’ospitalità
